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Ultimo aggiornamento: 8:13

Chiamato all’ultimo per salvare il match, in sostituzione di un pugile infortunato, il tarantino Francesco Magrì ha sconfitto l’avversario Valerio Mantovani dopo averlo atterrato due volte nelle sei riprese previste. A bordo ring del Centro Pavesi di Milano, dove era in corso TAF X durante una calda serata di luglio, i maestri più esperti presenti a bordo ring si sono guardati tra loro, riconoscendo che quelli sono i ganci tipici della storica palestra Quero-Chiloro di Taranto. All’angolo del promettente pugile c’erano il suo allenatore Francesco D’Arcangelo ed Emanuele Orlando, ex pugile della Quero che da alcuni anni ha aperto una sua palestra a Porretta Terme, in provincia di Bologna. Qui sta forgiando nuovi campioni e portando avanti con passione la “legacy” di quel gancio destro che lui stesso ha imparato proprio nella fucina tarantina con Vincenzo Quero, con cui ha combattuto da ragazzino fino ai 22 anni.

“Lì, Vincenzo mi ha insegnato tutto, specialmente l’arte del gancio destro. Non è un colpo d’attacco frontale, come si pensa, ma un colpo d’incrocio: lo usi quando l’avversario parte. E la tecnica è fondamentale: non è un pugno tirato all’americana, ma girato, con le nocche, lungo e stretto. Ti assicuro, un colpo così non l’ho mai visto fare in giro per l’Italia. È un nostro tratto distintivo, un colpo che si impara con ore e ore di sacrificio, di ripetizioni e di dedizione assoluta,” racconta Orlando a ilfattoquotidiano.it.