Dopo la pioggia, il fumo. In attesa di Sinner, un’altra giornata - anzi, nottata - da gladiatore di Luciano Darderi, che nel suo quarto di finale elimina il baby prodigio Rafa Jodar in tre set (7-6 5-7 6-0) e si guadagna la sua prima semifinale in un Masters 1000, tenendo in vita il sogno di una finale tutta azzurra agli Internazionali.

A Foro, dopo il termine della finale di Coppa Italia, succede di tutto. La partita inizia quasi alle 11 di sera, per il prolungarsi del quarto femminile fra Svitolina e Rybakina. Darderi scatta avanti per primo (2-0) si fa riprendere, cambia tre racchette - colpa dell’umidità? - poi rischia di andare sotto. Si agita, borbotta, gesticola, il gladiatore ipercinetico, aizza la folla, chiede la sponda del tifo. Che arriva puntuale, a tratti persino un po’ fastidiosa. Sul 6-5 Jodar, 0-15 servizio Darderi, l’imprevisto: il fumo proveniente dai fuochi artificiali della premiazione all’Olimpico, finisce per invadere definitivamente l’impianto, con un effetto fra il londinese e il dantesco, mandando in tilt il sistema che governa le chiamate elettroniche. Che il calcio, sorpassato in popolarità dal tennis, tenti di vendicarsi, oscurando il rivale? Match sospeso, e quasi venti minuti di attesa prima che il sistema venga resettato e si possa riprendere. Darderi tiene il servizio, di nuovo va sotto nel tie-break, ma Jodar sul 5-3 a suo favore accusa la resistenza “muscolare” di Luli, e finisce per incantarsi, cedendo quattro punti di fila e cedendo il primo set. La serata però è ancora lunga, Darderi ha impostato il match come voleva: sulla lotta, cercando anche di cambiare le carte con variazioni di effetto e altezza.