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Il modello attuale, fondato sull’unicità della carriera, rischia di generare commistioni culturali e organizzative che minano l’effettiva terzietà del giudice
L’Organismo Congressuale Forense accoglie con favore il voto finale con cui il Senato chiude la prima lettura del disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Questa riforma rafforza la credibilità della giurisdizione senza indebolirla minimamente; non mette in contrapposizione i poteri dello Stato, ma chiarisce ruoli e funzioni nel nome della tutela dei diritti dei cittadini. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è una esigenza storica dell’Avvocatura, emersa con maggiore evidenza dalla riforma del Codice di procedura penale del 1988, con proposte legislative, referendum, campagne di opinione. Superare l’anomalia di un sistema in cui accusa e giudice appartengono alla stessa carriera significa compiere un passo decisivo verso un processo realmente equo, mediante un’evoluzione coerente con quanto già affermato dall’articolo 111 della Costituzione: un processo accusatorio, con parti effettivamente in posizione paritaria.






