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La separazione delle carriere non è un capriccio del centrodestra per punire i magistrati ma l’allineamento finale del nostro sistema giudiziario alla giurisprudenza di altri Paesi europei
Non c’è vittima di malagiustizia che non voti Sì per cambiare le regole di un gioco che non funziona. La legge non è uguale per tutti, per i magistrati è più uguale degli altri perché i loro errori che ci costano 40 miliardi di Pil in meno, 100mila detenzioni ingiuste dal 1992 a oggi, 226mila assolti in primo grado solo negli ultimi due anni nonostante la «ragionevole previsione di condanna» prevista dalla riforma
Cartabia e la figuraccia a livello europeo delle sanzioni per la violazione del giusto processo, della ragionevole durata dei procedimenti e per la compressione del diritto alla difesa. Ma nessuno di loro paga, a differenza delle loro vittime che vedono le proprie esistenze cancellate. La separazione delle carriere non è un capriccio del centrodestra per punire i magistrati ma l’allineamento finale del nostro sistema giudiziario alla giurisprudenza di altri Paesi europei. Dove nessun magistrato che fa politica, replica al Parlamento, si oppone a una legge o si fa accostare a un partito politico qualsiasi conserva la toga.






