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Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati inquirenti fa venire alla luce l'esistenza delle due sinistre che da sempre sono dentro il corpaccione della storia della sinistra italiana

La separazione delle carriere dei magistrati separa le carriere dei politici del Pd e della sinistra. Elly Schlein, che tutto sommato è estranea alla storia del Pd, continua a dire no, no e no anche se la riforma della giustizia è perfettamente costituzionale e porta il nome non solo di Carlo Nordio ma anche di Giuliano Vassalli che fu partigiano e da ministro riformò il processo penale introducendo il sistema accusatorio basato sulla parità delle parti, la presunzione di innocenza e la centralità del dibattimento. È naturale che sia nella sinistra in generale tra i politici e tra gli intellettuali sia nel Pd ci sia chi, invece, dice sì perché fa prevalere la storia sulla contingenza, il giudizio sul pregiudizio, il riformismo sul massimalismo e, in fondo, la politica sul giustizialismo. Siamo uomini o caporali, direbbe Totò. E questo è uno di quei significativi casi in cui si deve dimostrare di essere uomini e pensare dignitosamente con la propria testa e lasciar da parte la ragion di Partito che, a conti fatti, non è né ragione né partito. Il Pd avrebbe potuto non politicizzare il referendum ma l'ha scioccamente fatto perché al suo interno c'è un enorme problema politico-ideologico.