Più di un milione e 250mila persone in Italia sono "come” Angelina Jolie e Bianca Balti: hanno cioè una mutazione (presente fin dalla nascita) che predispone allo sviluppo di un tumore. E meno di 200 mila ne sono consapevoli, ossia quel 15% che è stato sottoposto a un test genetico. Il restante 85%, invece, non lo ha mai fatto, complice anche la disparità di accesso alle tecnologie che oggi consentono di analizzare larghe parti del Dna in modo rapido (le piattaforme di Next Generation Sequencing, Ngs). Solo alcune Regioni, infatti, hanno approvato i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (Pdta) per le persone ad alto rischio eredo-familiare.

Tumori, 39 linee guida per ridurre le disparità di cura

20 Giugno 2025

Il 10% dei tumori è di tipo “ereditario”

A ricordarlo è la Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), che oggi lancia una campagna per informare e sensibilizzare la popolazione proprio sul rischio genetico di neoplasie, attraverso opuscoli, webinar, talk show, sondaggi. L’iniziativa “I Tumori Eredo-Familiari” è realizzata con il contributo non condizionante di AstraZeneca. “Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di cancro e sappiamo che circa il 10% è riconducibile a una sindrome ereditaria – spiega Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom – Gli organi più colpiti sono costituiti da mammella, ovaio, prostata, pancreas, colon-retto ed endometrio. Queste sindromi si trasmettono all’interno delle famiglie, pertanto è possibile identificarle partendo dal ‘caso indice’ della persona già colpita dal tumore, per poi eseguire ‘a cascata’ i test genetici nei familiari sani”.