Prima un video su Instagram, più coraggioso di quello della Commissaria Ue Ursula von der Leyen, che chiedeva a Viktor Orban di non vietare il Pride di Budapest di oggi, per non andare contro i principi della Ue. La Commissaria all’Uguaglianza Hadja Lahbib, ieri mattina faceva di più. Un appello a tutti gli europei: «Ci sono momenti in cui c’è bisogno di esserci, il Pride di Budapest è uno di questi. Riguarda il diritto di essere se stessi, di amare chi si vuole e di riunirsi pacificamente. Oggi (il divieto di manifestare, ndr) tocca la comunità Lgbtqi+. Domani potrebbe riguardare chiunque altro, la Storia trova sempre buone ragioni per discriminare». Poi, nel pomeriggio, in conferenza stampa con gli organizzatori, Lahbib ha puntualizzato: «Sono qui con voi, ma valuterò se partecipare. È più importante che io stia al tavolo delle trattative. Contro l’Ungheria abbiamo già aperto 70 procedure d’infrazione». È in una Budapest surriscaldata, dalle temperature estive sopra la media e soprattutto dal divieto imposto dal premier conservatore di sfilare per l’orgoglio Lgbt e i diritti di tutti, che si raduneranno oggi decine di migliaia di attivisti e cittadini da tutta l’Unione, più 70 Europarlamentari bipartisan, socialdemocratici, popolari, liberali, verdi. Sarà numerosa anche la delegazione italiana, che conterà però solo l’opposizione: da Elly Schlein a Carlo Calenda, alle delegazioni di 5Stelle e Avs. Nel 30° anno del Pride ungherese, il corteo sfiderà il ban di Orban, che promette «conseguenze legali» per chi partecipa. E ha dato mandato alla polizia di disperdere, eventualmente reprimere, E identificare i partecipanti, anche tramite riconoscimento facciale e multe fino a 500 euro. «L’amore non si vieta», spiega con forza a La Stampa Patrick Orth, presidente dell’Europride. Mentre lo street artist romano Laika1954, appena arrivato a Budapest, ha lasciato un segno sui muri della capitale, ritraendo Orban con tailler in gonna e tacchi, rossetto, bandiera arcobaleno, cravatta coi colori della comunità trans e la scritta: «Un’altra Ungheria è possibile. Siamo marea!». E sembra che la scelta di reprimere le libertà democratiche non stia favorendo il premier conservatore, visto che il principale partito di opposizione, Tisza, guidato da Peter Magyar, ha un vantaggio di oltre 10 punti suL Fidesz di Orban per le elezioni di aprile. Ma il Pride di oggi resta vietato, con una legge votata dal Parlamento a marzo scorso, che fa rientrare le manifestazioni Lgbtqi+ tra gli eventi che «ledono i diritti dei minori». Un ban in palese contrasto con le norme europee, dall’Articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali Ue, al Trattato dell’Unione, che obbligherebbe le istituzioni ad agire contro chi commette violazioni. Il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, non ha avuto problemi ad affrontare il veto: «Il Pride si farà. La mia famiglia sentirà la mia mancanza, se dovessi andare in prigione», ha detto. E ha aggiunto: «Voglio essere il primo sindaco a celebrare unioni civili nel mio Paese tra persone dello stesso sesso». Il braccio di ferro di Orban non è solo politico e contro la società civile ungherese, secondo i sondaggi favorevole per il 56% alla sfilata (78% nella capitale). Rappresenta anche l’ennesima sfida alle istituzioni Ue e ai valori comunitari. Lahbib annuncia «una nuova strategia, che si concentrerà sulla lotta alla violenza e alle molestie motivate dall’odio, online e offline, e sulla fine delle pratiche di conversione». Orban da un lato sfodera moderazione: «Siamo tutti adulti. Siamo un Paese civile. Non siamo al mondo per rendere la vita degli altri più difficile: questa è l’essenza del cristianesimo». Come dire, non userò la forza. Dall’altro, bolla le parole di Von der Leyen come intromissioni «simili a quelle date da Mosca in epoca comunista». Non è ancora chiaro quale percorso seguirà la manifestazione. Dovrebbe partire dal Municipio e proseguire sul Ponte della Libertà. Il partito di estrema destra “Mi Hazánk” (La Nostra Patria) ha annunciato cortei su tutti i ponti sul Danubio e lungo il tragitto. Resta da vedere come la polizia gestirà la situazione. I media ungheresi riportano che sono state installate numerose telecamere di sorveglianza, mentre gli attivisti iniziano a radunarsi. «L’Ue deve trovare mezzi più rapidi per salvare le vite delle minoranze - continua Orth -. Non possiamo lasciare i cittadini, in Ungheria e chissà prossimamente in quale altro Stato, a rischiare il carcere, per qualcosa che dovrebbe essere legale».