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La storia del cantautore istriano che ha pagato un destino da incompreso per "non appartenenza"

Se ne vanno, uno per uno, i grandi solitari della canzone. Prima Battisti, poi De André, e Bindi, e Bertoli, ora Endrigo. Come se il mercato avesse stretto un patto scellerato col destino, per liberarsi dei talenti più indocili, meno inclini alla generale omologazione del gusto e delle mode.

Tale era Sergio Endrigo. Gentiluomo d'altri tempi, che di quei tempi aveva serbato l'onestà intellettuale, l'educazione, la misura. Le umili origini, la faticata gavetta non bastarono a disperdere quel tratto aristocratico che fece di lui, nella volgarità dello show business, un'apprezzabile rarità. Istriano di Pola, si trasferì a Venezia facendo l'ascensorista al Danieli, poi il cantante da night: Cole Porter, Gershwin, Bing Crosby, Sinatra i suoi riferimenti. Seppe che, a Milano, Nanni Ricordi cercava voci nuove, si presentò e Nanni gli chiese: "Ha mai scritto niente?".