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Quindi, oggi...: le scelte scellerate dei giudici, la norma sui condomini e l'Europa
- Io non esulto per l’assoluzione di Matteo Salvini. Poco mi interessa il lato giuridico, anche se certo sono felice per lui, che non dovrà farsi la galera. Il punto è che questo processo non avrebbe mai dovuto nascere. Processare un ministro per non aver fornito un porto a una nave carica di migranti illegali, dopo aver fatto sbarcare donne, bambini e persone in difficoltà, era talmente assurdo che i pm avrebbero dovuto rinunciare ancor prima di iniziare. Invece non solo la Procura di Palermo ha insistito, ma quel pavido Parlamento ha pure votato per mandare Salvini alla sbarra. Infine, come ciliegina sulla torta, i pm, dopo aver perso in primo grado, hanno pure fatto ricorso in Cassazione per prendere l’ennesima scoppola. La mia domanda è solo una: quanto ci è costato tutto questo?
- Le riforme delle pensioni ci scandalizzano ogni volta. Ma la verità è che, se non torniamo a crescere, sia come Pil sia come lavoratori che versano contributi, è un sistema che non può reggere. Chi l’ha capito ha cominciato a versare in un fondo o a mettere i soldi da parte. Quindi non mi scandalizza che oggi ci siano “tempi più lunghi” per accedere all’agognato assegno. Quello che invece mi manda ai matti è che il governo possa anche solo pensare di “sterilizzare” diversi mesi del riscatto della laurea. Mi spiego: voi pagate per tre anni di studi e loro decidono che sì, state riscattando 36 mesi, ma in realtà ve ne contano solo sei. Mi auguro che, come spiegato da Meloni, non si tratti di una misura retroattiva. Però cambia poco: l’idea che passa, verso chi deve scegliere se investire o no una fetta di reddito, è che da qui al giorno in cui andrà in pensione le regole saranno cambiate così tante volte che forse è meglio tenersi i soldi in tasca.






