PADOVA - Il primo semestre di Medicina senza test d’ingresso a Padova sarà con le lezioni online. Mancava solo l’ufficialità per una strada che sembrava l’unica percorribile anche ai non addetti ai lavori. Ufficialità che è arrivata ieri quando sul sito di ateneo, nelle linee guida per iscriversi ai corsi di Medicina e chirurgia, odontoiatria e medicina veterinaria, è apparsa la frase: «Le lezioni presso l’Università di Padova sono esclusivamente online, in modalità sincrona». Le iscrizioni sono aperte da lunedì e in soli quattro giorni sono già centinaia gli studenti che hanno deciso di iscriversi terminata la maturità. Numeri che arriveranno di certo a tremila entro la scadenza fissata per il 25 luglio, confermando così la media di quanti negli ultimi anni hanno provato il test d’ingresso per conquistarsi uno dei 564 posti disponibili in uno degli atenei più ambiti della nazione per l’ambito medico.

Ora le porte verranno aperte a tutti, grazie alla riforma fortemente voluta dal governo Meloni e che porta la firma del ministro dell’Università Anna Maria Bernini. Porte che resteranno aperte solo per un semestre dato che la selezione è rimandata a dicembre, quando gli studenti dovranno sostenere i primi tre esami caratterizzanti - chimica, propedeutica biochimica e fisica – sulle stesse prove che verranno presentate in tutti gli atenei italiani. Solo chi supera tutti gli esami previsti e ottiene tutti i crediti richiesti (18 in totale, 6 per ciascun esame) potrà concorrere nella graduatoria nazionale e accedere al semestre successivo. "Concorrere", che non vuol dire avere il posto assicurato: vista la grande competizione interna tra gli studenti è facile credere che solo i migliori, quelli che otterranno i punteggi più alti, potranno continuare a studiare a Medicina. Gli altri dovranno cambiare piani, con la possibilità di entrare in uno dei corsi affini che si devono indicare al momento dell’iscrizione. La riforma che abolisce (a questo punto sarebbe meglio dire “rimanda”) il test d’ingresso è finalmente realtà. Dopo anni di dibattito politico, acuitosi negli anni della pandemia del Covid, si è arrivati ad un compromesso che dovrebbe permettere alle università di far lezione a tutti.