PADOVA - La polemica continua e coinvolge gli addetti ai lavori. Mentre da ieri (23 giugno) sono aperte le iscrizioni a Medicina e chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria, ora sull’abolizione del test d’ingresso voluto a Roma piovono le critiche dell’Ordine dei medici di Padova, che mette in guardia sulle possibili conseguenze: impossibilità nell’accogliere tutti gli studenti in presenza e riforma che non tocca gli atenei privati. Una presa di posizione forte in una città dove il tema è decisamente sentito, visto che a Padova troviamo una delle scuole di medicina più antiche e prestigiose d’Europa. Da qui negli ultimi mesi si sono già sollevate molteplici posizioni critiche, anche se ora la linea ufficiale dell’Università è quella del “no comment”.
«Come Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Padova condividiamo le perplessità espresse dal mondo accademico in merito alla riforma» esordisce Filippo Crimì, presidente dell’Ordine nonché radiologo dell’Azienda ospedaliera padovana, prima di toccare il primo punto della critica: «A differenza da quanto propagandato, non viene abolito il numero chiuso o programmato, ma si sposta solo il momento in cui viene effettuata la selezione». Infatti la riforma non fa altro che spostare la selezione di sei mesi, dato che gli studenti a dicembre dovranno superare i primi tre esami su una prova nazionale - Chimica, Propedeutica biochimica e Fisica - e in base al risultato ottenuto entreranno in una graduatoria che stabilirà chi resterà a studiare Medicina e chi dovrà cambiare corso. «Si è fatto credere in una abolizione del test, ma di fatto vengono effettuati una serie di test nazionali sulle materie del primo semestre, con impostazioni simili al precedente dato che i test basati sul vecchio sistema sono l’unico metodo in grado di garantire una valutazione uniforme da Nord a Sud».










