Saranno le impronte il prossimo terreno di analisi dell’incidente probatorio sui reperti del delitto di Garlasco. Mentre sui campioni di Dna scovato sui resti della colazione di quel 13 agosto 2007 si procederà a «consolidare» e ufficializzare il match dei primi risultati ottenuti dai tamponi con i profili genetici di Chiara Poggi (riscontrato sul piattino, sulle linguette dei due Fruttolo, sulla busta dei cereali e sul sacchetto della spazzatura) e di Alberto Stasi (sulla cannuccia dell’Estathé), la genetista Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchigiani, periti nominati dal gip di Pavia Daniela Garlaschelli, saranno ora chiamati a proseguire le verifiche spostandosi sul campo delle tracce papillari. E non solo perché i prossimi esiti che adesso s’attendono riguarderanno i campioni di eventuale materiale biologico raccolto sui 34 fogli di acetato che hanno conservato per 18 anni i segni di dita e palmi delle mani repertati nella villetta di via Pascoli. I pm pavesi Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, che coordinano le nuove indagini, hanno infatti chiesto di estendere il lavoro dei due periti alla ricerca di impronte «latenti» su alcuni degli oggetti trovati nella pattumiera otto mesi dopo l’omicidio.