Molti dei nuovi alberelli messi a dimora tra il 2020 e il 2023, infatti, si sarebbero seccati piuttosto presto: in tutto 243, ovvero quasi un quarto del totale, alcuni dei quali recentemente sostituiti. Ben oltre, dunque, la soglia del 10-15% di morti fisiologiche prevista in questi casi. Qualcuno ha ipotizzato che a contribuire al mancato attecchimento delle giovani piante sarebbe stato un "tira e molla" tra il Comune e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, incentrato sulla tipologia delle nuove alberature da ripiantare. Da una parte ci sarebbe stato l’ente statale, che in virtù del principio di mantenimento dell’assetto originario, avrebbe voluto altri mille "pini marittimi", uguali a quelli appena abbattuti dall’altra il comune, che invece avrebbe indicare alberature diverse, per evitare che si ammalassero di nuovo della stessa patologia. Tutto questo avrebbe in un certo modo rallentato le operazioni in attesa che si arrivasse a un accordo, concorrendo alla morìa degli alberelli.
Strage di alberelli a Monte Antenne: "Ha fatto tutto il Comune di Roma"
La vicenda della pineta di Monte Antenne, pineta adiacente a Villa Ada, iniziata ormai nel lontano2022, ha ancora molto da raccontare. E non tanto per...








