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Ultimo aggiornamento: 14:28
Considerati da sindaci e assessori oggetti di arredo, abbattuti per infiniti motivi, dal cemento che avanza per supermercati, parcheggi, palestre e scuole, alle “riqualificazioni” urbane: gli alberi, in Italia sono sotto assedio da nord a sud, come racconta nel suo pamphlet polemico Alberi. Fermiamo la mattanza (Terranuova) la giornalista ambientale Linda Maggiori. “A Pordenone, ad esempio, si è fatta strage di un pluridecennale bosco di tigli con finanziamenti pubblici per costruire un polo sportivo. A Gallarate nel novembre 2024, il bosco di via Curtatone è stato spazzato via dalle ruspe per costruire due scuole e un asilo”, racconta l’autrice.
Abbattimenti in nome dell’ambiente. E grazie al Pnrr
Il paradosso di oggi è che gli alberi si abbattono proprio invocando riforestazione e verde. Magari grazie ai fondi del Pnrr. A Torino, ad esempio, nel parco del Meisino, un progetto da 11,5 milioni di euro prevede di costruire una cittadella dello sport e strutture per l’educazione ambientale, abbattendo però cinquanta grandi alberi. “Si distrugge l’ambiente in nome dell’ambiente”, polemizza Daniele Zanzi, agronomo con esperienza quarantennale, “è una vera pandemia e purtroppo è una pandemia bipartisan, non c’è distinzione di colore politico. Il Pnrr prevedeva fondi per progetti ambientali si sono presentate piste ciclabili e tranvie per poi accorgersi che su quei tragitti c’erano gli alberi: ma che importa! Gli amministratori abbattono e ripiantano”. Rincara la dose Mario Bencivenni, storico fiorentino dell’architettura e dei giardini. “Il Pnrr è stata una sorta di sciagura, doveva essere finalizzato al rimboschimento invece ha contribuito ad affossare la nostra orticultura e le competenze in ambito di giardinaggio”.







