M3gan è tornata. La bambola robot dell’horror della Blumhouse che un paio di anni fa è diventata un fenomeno social era stato smantellata in un finale che evocava Il mondo dei robot, Terminator e Aliens. Il suo corpo veniva distrutto ma l’Ai, caricata su cloud, era sopravvissuta, inevitabilmente come in ogni cyberpunk che si rispetti. In M3gan 2.0, dal 26 giugno in sala, Megan rivela alla sua creatrice Gemma che un appaltatore militare ha usato la stessa tecnologia per creare armi dotati di intelligenza artificiale. Amelia, robot ribelle, minaccia la vita di Gemma e, indirettamente, quella della protetta di M3gan, Cady: la bambola meccanica decide quindi di eliminarla, poco importa se questo implica sterminare tutti i suoi simili. Jason Blum e James Wan, rispettivamente i boss di Blumhouse e Atomic Monster, e la sceneggiatrice Akela Cooper avevano spiegato, ai tempi della pubblicazione del primo film, che avevano concepita l'androide come un incrocio tra Annabelle e Terminator.M3GAN in M3GAN 2.0, directed by Gerard Johnstone.Photo Credit: Universal PicturesDa quel finale che citava il cult di Cameron - in cui l’androide lottava inesorabilmente fino all’ultimo bullone nel tentativo di far fuori Gemma, esattamente come il T-800 a caccia di Sarah Connor - il sequel prende ispirazione: M3gan 2.0 è, fondamentalmente, Terminator 2: Il giorno del giudizio. Il seguitp prende spunto dal film fantascientifico incentrato sul cyborg incaricato di proteggere il giovane protagonista per raccontare la rivolta delle macchine ribelli che l’industria bellica ha avuto la brutta idea di creare per proteggere l'umanità, finendo per ottenere l'effetto contrario. Gerard Johnstone, il regista di entrambi i capitoli questa volta coinvolto anche nella sceneggiatura, e la Cooper scelgono di cavalcare l’onda della paranoia tech che l’evoluzione incontrollabilmente rapida delle intelligenze artificiali ha scatenato nel mondo reale, amplificata dal profilarsi di un panorama politico sempre più preoccupante.Ivanna Sakhno as Amelia in M3GAN 2.0, directed by Gerard Johnstone.Photo Credit: Universal PicturesL’Ai è destinata all’uso militare, come Skynet, la sua capacità di ragionamento all’autocoscienza e, conseguentemente, alla ribellione: un panorama apocalittico dove l'intelligenza artificiale giudica l’umanità come una specie (auto)distruttiva e decide di sterminarla diventa inevitabile. Per fortuna, Megan può salvare il mondo, praticamente da sola. Tramite un upgrade che evoca il megacult Alita, l’angelo della battaglia del grande Yukito Kishiro, Megan viene trasferita in un corpo berserker: come la bambola meccanica del cult cyberpunk, mantiene l’aspetto di una ragazzina ma quel corpo minuto ed esile è straordinariamente forte e in gradi di spaccare i culi di Amelia e di chiunque la faccia arrabbiare. Le analogie finiscono qui: i toni del sequel si discostano totalmente da quelli presenti in tutti i titoli - primo capitolo del film di Johnstone compreso - menzionati finora.M3gan 2.0 è un pastiche che si allontana dall’opera principale in stampo horror per mischiare generi e citazioni – da Robocop a Ghost in the Shell, da Matrix a Barbie -, adottando un intento autoironico ed eleggendo il sarcasmo come cifra stilistica della sua protagonista. In pratica, pur mantenendo l’estetica da horror scifi anni ‘90 adottata dal primo film, non ne riadotta lo stesso genere e lo stesso registro. Non solo M3gan 2.0 non rispetta i canoni dell’horror, ma non è neanche il tipico sequel: brucia, infatti, le tappe standard della narrazione postmoderna per arrivare subito alla fase autocitazionista, autoironica e decostruttiva. Nello specifico del genere horror, scavalca gli step canonici dei franchise horror Made in Usa sviluppati intorno a immortali e iconici serial killer, come se dopo Venerdì 13 si passasse direttamente a Jason X. Detto questo, M3gan 2.0 è uno spasso e funziona perché la sua eroina è irresistibile. La versione 2.0 di Megan è irritante, con quell'espressione perenne da resting bitch face che la rende simile alle odiose bamboline Dollz.M3GAN in M3GAN 2.0, directed by Gerard Johnstone.Photo Credit: Universal PicturesIl suo volto angelico stride con le sue battute - pronuncia frasi come “hold on to your vaginas” - che risvegliano l'istinto materno di stamparle una cinquina in faccia per insegnarle a esprimersi a modo. Eppure, si finisce per affezionarsi a questa sociopatica in miniatura. La sua personalità unisce la bitchiness di una queen bee del liceo con l'irriverenza tipica dei cattivi al servizio dei buoni (è fondamentalmente la versione cute di Ham Tyler di V - Visitors). Inoltre, c’è qualcosa di tenero in un rottweiler robotico che ama solo te e sbrana tutti gli altri (Megan è – come potrebbe esserlo un’Ai assassina – totalmente affezionata a Cady). Sospettiamo che il sequel sarà divisivo: quello che pretendevano un horror simile al primo capitolo detesteranno M3gan 2.0 e la sua brusca svolta, mentre i più ironici apprezzeranno. Anche che si aspettava un'approfondita critica dell’Ai rimarrà fondamentalmente deluso. Speriamo solo che “Team M3gan” sia composto un pubblico abbastanza vasto da garantire altri seguiti.
In M3gan 2.0 la bambola robot assassina evolve nella versione “Megan, l’angelo della battaglia”
Il sequel delll'horror fantascientifico divenuto virale cita Terminator 2, Robocop e Alita e adotta i toni dell'action, della critica politica e della commedia, facendo della sarcastica protagonista la superstar assoluta






