Un discorso a una fiera. L'avvio della storia di quella che è diventata Johnson & Johnson, multinazionale nel campo farmaceutico, biotecnologico e medicale, è partita più o meno così. Il discorso non era un discorso qualunque, ma una presentazione del chirurgo britannico Joseph Lister, pioniere della chirurgia antisettica. Nemmeno la fiera era una fiera qualunque, ma un congresso medico alla Philadelphia Centennial Exhibition. Corre l'anno 1876 e tra le file di astanti è presente anche Robert Wood Johnson. Che all'epoca produce cerotti ma che quel giorno, sentendo parlare di chirurgia antisettica, ha un'intuizione. Si interessa di fili di sutura e dieci anni dopo avvia la produzione che sarà alla base della crescita di Johson & Johnson.Oggi ci sembra scontato, ma come ricorda Gabriele Fischetto, presidente e amministratore delegato di Johnson & Johnson Medtech in Italia, “le suture all'epoca erano budella animali con cui si chiudevano le ferite, spesso di guerra, ma in generale le ferite operatorie. Si moriva tantissimo per infezione del sito chirurgico”.Con la produzione di fili di sutura sterili, il numero di vite salvate negli ospedali statunitensi alla fine del diciannovesimo secolo cresce a dismisura. E, come un filo rosso, l'innovazione in campo chirurgico ha portato l'azienda prima all'invenzione della laparoscopia, “i due "buchini" - racconta Fischetto - che servono a operare l'addome di un paziente al posto dei tagli addominali che fino a 15-20 anni fa venivano regolarmente praticati". E ancora, la miniaturizzazione, che ha permesso di costruire “una sonda che entra nel cuore e fa delle mappe tridimensionali color code per la diagnosi e la cura delle aritmie cardiache”.Fino ad arrivare a Velys. Ossia “il primo robot chirurgico nato in casa Johnson & Johnson Medtech”, annuncia Fischetto, e dedicato alle operazioni di protesi al ginocchio. Una innovazione che, come 140 anni fa, nasce dall'ispirazione medica. “Questo robot - racconta il manager - non nasce in un ambito industriale per poi essere riadattato alle esigenze di una di un ambiente ospedaliero ma nasce dagli occhi, dal pensiero e dalle mani dei chirurghi e ne diventa l'amplificazione”.L'ad di Johnson & Johnson Medtech Italia, Gabriele FischettoRenato Franceschin/Ufficio stampa Johnson & Johnson Medtech ItaliaLa sfida della roboticaVelys risponde ad alcune necessità sempre più impellente per i sistemi sanitari. Primo: prendersi cura di una popolazione che invecchia e che vuole continuare a svolgere le proprie attività quotidiane, pur a fronte del fisiologico logoramento del ginocchio. Ciononostante, menziona Fischetto, “il 20% dei pazienti operati al ginocchio si dichiara insoddisfatto”. Detto in parole povere: ha ancora dolore.Secondo: diffondere l’innovazione e le tecnologie in modo sempre più uniforme sul territorio nazionale per garantire equo accesso alle cure. Motivo per cui Velys è già stato installato in Lombardia, Lazio, Campania, Veneto e Friuli-Venezia Giulia con un piano per coprire tutta Italia, che già entro il 2025 prevede di raggiungere Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Peraltro è stato progettato per essere spostato da una sala operatoria all'altra senza troppe difficoltà, poiché pesa poco meno di 20 chili e si aggancia direttamente al letto operatorio.Terzo: aumentare la precisione dell'impianto. “Immagini di doversi affidare alla precisione al disegno di un cerchio. Noi sappiamo che Giotto l'ha disegnato a mano e ha fatto il cerchio perfetto. E devo dire che nella chirurgia di Giotto ce ne sono diversi - approfondisce il numero uno di Johnson & Johnson Medtech Italia -. Un conto è fare il cerchio a mano. Fino a ieri tutti i chirurghi lo facevano con l’ausilio di strumenti manuali. Ovviamente non tutti i cerchi erano perfetti. Oggi abbiamo un robot che impugna la penna, il chirurgo dice alla macchina di voler disegnare un cerchio, impugna comunque il trapano, che servirà al disegno virtuale di questo cerchio nel taglio che dovrà effettuare predisponendo una serie di angoli che sono quelli per calibrare l'intervento, e poi si affida come estensione della propria mano al robot per fare il taglio”.Il chirurgo, aggiunge Fischetto, “può fare quello che vuole in in pre-operazione, quindi può decidere che tipo di grado dare, che tipo di movimento, se il ginocchio è varo, se il ginocchio è valgo, se vuole correggerlo, di quanto… Quello che sa è che quando andrà ad operare quel taglio sarà perfetto”. Gli studi evidenziano una riduzione del 29% dei tempi della degenza post-operatoria, che per l'ospedale possono rappresentare un risparmio di circa 900 euro dovuto al minor numero di giorni di ospedalizzazione. Senza contare quelli in sala operatoria, dove si riduce tutto il materiale di prova perché il disegno dell'impianto va a colpo sicuro. E poi è stata riscontrata una riduzione del 53% della riammissione in ospedale entro tre mesi per infezione, dolore o altre casistiche. Si abbassa del 23% il ricorso alla morfina per contenere il dolore, secondo uno studio fatto sui pazienti trattati con Velys. E ancora, un aumento del 25% della mobilità del ginocchio. “I pazienti sono in piedi dopo 3 ore”, dice Fischetto.Una sperimentazione di chirurgia in realtà virtuale con OculusUfficio stampa Johnson & Johnson Medtech ItaliaIl ruolo dell'AITutti questi dati alimentano l'intelligenza della macchina. La piattaforma digitale che connette tutte le strutture robotiche dell’azienda si chiama Polyphonic e che consente a qualsiasi fonte di dati di alimentare le applicazioni software. “Il sistema supporta esperienze digitali abbinate alle nostre tecnologie mediche ma prende anche in considerazione la possibilità reale che in chirurgia possano essere utilizzati dispositivi e software diversi dai nostri nelle fasi pre, durante e post intervento e si adatta. Questo approccio ci aiuterà a supportare al meglio in un futuro sempre più guidato dall'intelligenza artificiale - dice Fischetto - e ci aiuterà a fare analisi predittive anche in chirurgia”. Le applicazioni di Polyphonic, installata in fase di anteprima in alcuni ospedali a livello mondiale, sono in grado di favorire la collaborazione tra chirurghi e connettere sale operatorie, così i medici vedono la stessa procedura e si possono confrontare.E ci sono altri progetti in cantiere. "Stiamo sviluppando suturatrici sempre più intelligenti che supporteranno il chirurgo dando feedback real time per aiutarlo a migliorare l’outcome clinico del paziente. E ancora, per quanto concerne la cardiologia, Johnson & Johnson sta lavorando a “cateteri che andranno a integrarsi ai sistemi di mappatura”, racconta Fischetto, che “grazie all'intelligenza artificiale, sono in grado anche di capire da dove originano le aritmie e ridurre la quantità di energia necessaria all'interruzione, che è sempre comunque un'energia che va a bruciare delle cellule”.Per il manager ci sono altre due urgenti sfide. La prima riguarda la capacità del servizio sanitario nazionale di ristrutturare i propri sistemi di rimborso per poter portare a bordo le nuove tecnologie. “Oggi si potrebbero fare delle procedure in giornata - spiega Fischetto -. Il sistema nazionale prevede un rimborso solo se c'è almeno una notte di ricovero, in alcune regioni due. Quindi noi obblighiamo un ricovero forzato a pazienti che potrebbero tornare a casa, altrimenti l'ospedale non riceve il budget per poterli trattare. Potremmo trattarne il triplo eliminando quelle due notti”.Un altro aspetto è l'uso dei dati, che l'Europa incoraggia attraverso la creazione di spazi comuni per la condivisione dei dati sanitari per la ricerca, la prevenzione e l'analisi. “Prima di tutto, stiamo lavorando con ospedali e chirurghi per comprendere le possibilità di raccogliere in modo sicuro, dati anonimizzati in qualsiasi paese, il che potrebbe aiutare il benchmarking globale e la condivisione delle migliori pratiche chirurgiche”, spiega il manager. E aggiunge: “Questo sarebbe il nostro approccio per supportare qualsiasi tipo di raccolta dati a livello europeo, mondiale, regionale e a livello della singola specialità medica". La piattaforma dell'azienda Polyphonic supporta la segregazione dei dati in base alle normative del singolo paese o area specifica.Quale sarà la fase successiva del rapporto tra uomo e macchina? Per Fischetto forse è ancora prematuro rispondere, perché i software sono nella fase di apprendimento. Ma se guarda a settori in cui l'applicazione è già più avanzata, per esempio nella gestione interna di alcune fasi delle gare, “alla fine è sempre l'uomo che decide in che modo governare”, perché “l'intelligenza artificiale non può conoscere alcune problematiche che invece l'uomo conosce”. O trarre da un discorso a una fiera un'intuizione di successo.