Da M3gan a Companion passando per Subservience, i robot di aspetto femminile programmati per servire e amare gli umani che diventano macchine assassine spopolano. La domestica babysitter androide (ginoide) con le sembianze di Megan Fox protagonista di Subservience (dal 23 luglio su Prime Video) è, infatti, per molti versi, simile alle sue sorelle: tutte si affezionano un po’ troppo – e in modo poco sano – ai loro umani, trasformando l’amore che sono programmate per provare in una folle perversione omicida. La bambola robot M3gan, costruita per proteggere la dodicenne Cady, finiva per eliminare chiunque le si avvicinasse; la compagna artificiale Iris, ideata per comportarsi come la perfetta sposa anni ‘50, si ribellava al retrogrado maschilismo del suo proprietario facendo una strage; la sexy colf Alice ha un comportamento ancora più estremo: è attratta sessualmente dal suo datore di lavoro, il padre di famiglia Nick, e desidera compiere l’upgrade da cameriera a moglie.Yana BlajevaPer rendere più convincente l’improbabile evenienza che un’intelligenza artificiale coltivi pensieri lussuriosi su un umano (non che non sia già successo, da Hardware - Metallo letale in poi), nei panni dell’aitante carpentiere padre di due bimbi c'è Michele Morrone, lanciato dalla trilogia erotica polacca di 365 giorni e comparso di recente nell’orripilante Un altro piccolo favore. Per Alice, assunta per aiutare Nick con la casa e i figli mentre la moglie è ospedale, la prospettiva di diventare la signora X (come si chiama Nick di cognome?, non lo sappiamo) si fa più realistica man mano che la salute della cardiopatica Maggie (Madeline Zima) peggiora, mentre Nick, quel pover’uomo solo e triste, cerca di resistere stoicamente alle avance di un robot col corpo di una pornostar. Se c’è qualcosa di azzeccato in Subservience è sicuramente il casting della Fox: statuaria, perfetta in modo totalmente artificiale. Quelle labbra e il seno siliconati che adornano spesso donne vere rendono quasi plausibile che Nick riesca a ignorare come sotto a tutta quella plastica ci sia un mucchio di circuiti.Per il resto, l’aspetto di Alice non ha senso: quanto può vendere una macchina a forma di sex doll nel ruolo di modesta domestica di famiglia? Perché mai una baby sitter che deve toccare bimbi e neonati è stata fornita di unghie taglienti come coltelli? Come è possibile che con il suo corpo metallico non spezzi le gambe di Nick quando gli salta addosso? Al netto di questi chiari segni che Subservience sia stato concepito più per sedurre il pubblico che per mettere in guardia sui pericoli della Ai, il personaggio di Alice resta affascinante. Tutto merito della Fox, non solo perfetta fisicamente per la parte, ma anche davvero brava – e naturalmente portata – nel ruolo della mean girl artificiale definitiva. Morrone, invece, non è altrettanto in stato di grazia. Non avendolo visto recitare altrove, non siamo in grado di dire se il suo talento si perda nel doppiaggio (gli è stata affibbiata una voce americana), o se reciti così perché gli è stato chiesto di far apparire Nick come un sempliciotto arrapato, ma la sua convinzione di essere il secondo attore italiano più bravo dopo Alessandro Borghi in questo caso ci appare infondata.Più thriller erotico che horror, più slasher anni '70 che Sci fi movie di monito, Subservience è quasi un double feature: nella prima parte è un discreto racconto di invasione familiare, costruito con un buon livello di tensione che aumenta man mano che Alice diventa più inquietante, possessiva e invadente. Patinato come un thriller erotico anni ’80 è per buona parte della sua durata divertente e sexy con una Fox, star assoluta, che non sbaglia un gesto o un’espressione. Lo sviluppo della seconda parte è tuttavia deludente: quando la trama prende la piega dell’horror alla Terminator/Death Machine/Classe 1999 e Alice si trasforma in una folle e gelosa macchina assassina, l’analisi sociale e distopica del pericolo costituito dalla macchine artificiali senzienti evapora e Subservience si trasforma in un banale horror di serie B (ma anche più in là nell’alfabeto) dallo svolgimento convenzionale e dal finale scontato. Se il regista SK Dale avesse iniettato nel suo film un decimo dell’ironia di M3gan, o avesse avuto l’idea di trasformare l'Ai dall’aspetto di donna giovane e sexy (la versione robot della rovinafamiglia) in futuristica distruttrice della famiglia tradizionale, o anche solo se avesse avuto l’audacia di puntare senza riserve sull'erotismo, Subservience sarebbe sarebbe potuto diventare memorabile… o per lo meno un cult di nicchia.
Subservience su Prime Video è l'ennesimo film di serie B sui robot assassini ma con una grande Megan Fox
Per metà thriller erotico e per metà horror fantascientifico, poteva essere molto meglio, ma una protagonista perfetta lo rende un buon passatempo per l'estate






