È a metà tra uno small town (horror) mystery alla Stephen King e una fiaba nera dei fratelli Grimm Weapons, il nuovo - poco ortodosso ma imperdibile - horror del regista statunitense Zach Cregger. Lo definiamo horror, ma la nuova opera del regista di Barbarian, ora al cinema, trascende le classificazioni perché si declina in un genere diverso per ciascun capitolo che lo compone. Weapons gira attorno a un mistero: nel cuore della notte, tutti gli alunni di una classe delle elementari - meno uno - escono furtivi di casa e scompaiono inghiottiti dal buio. Lo fanno correndo con le braccia spalancate (quasi giocassero a fare l’aeroplano), come ammaliati da una sorta di pifferaio magico voodoo. Maybrook, la cittadina dove avviene il surreale fatto, potrebbe essere la Castle Rock dei racconti di King ma è piuttosto una versione pre-decadente del quartiere suburbano di Barbarian oppure il tipico paese di provincia americano scaturito dal fenomeno del white flight.In questa Castle Rock di Cregger avvolta nel torpore, i cittadini affrontano la tragedia calandosi in una contenuta e implosiva follia. Piuttosto che affidarsi alle indagini, informarsi su eventuali testimoni e aspettare i risultati dei controlli delle telecamere da parte delle forze dell’ordine, la comunità locale preferisce scagliarsi contro la maestra dei ragazzini, Justine. La donna, forestiera con un passato di dipendenze, è il capro espiatorio ideale su cui scaricare colpe e frustrazioni, secondo quelle dinamiche sociali che impongono il sacrificio del singolo per alleviare il disagio della comunità. L’unico che si dà attivamente da fare per scoprire la verità è uno dei padri dei bimbi scomparsi, Archer (un favoloso Josh Brolin che ha sostituito Pedro Pascal e si è così appassionato al progetto da produrlo) che assieme a Justine (Julia Garner), a un poliziotto, al preside, al drogato del villaggio e ad Alex (il bambino superstite) è il protagonista di uno dei capitoli che compongono la parte centrale della pellicola, racchiusa tra la prima e l’ultima sezione dedicate all'evento e alla sua rivelazione.Weapons esce ad agosto ma si discosta dagli horror estivi da drive in americano alla So cosa hai fatto verso lidi più siderali, per farsi dalle parti dei thriller screziati d’orrore e dei small town mystery atmosferici e alienanti popolati da figure surreali alla Longlegs. Al posto del travestito incipriato di Nicolas Cage del film di Oz Perkins c’è la zia di Alex, Gladys, una stregaccia dal trucco alla Moira Orfei con le fattezze di Amy Madigan, che si aggira per la città con un aspetto pittoresco e raggrinzito da vecchia zitella svitata che tutti trovano troppo strana e ridicola per degnarla di un secondo sguardo. Cregger incrocia la sua storia a quella degli altri personaggi protagonisti dei rispettivi capitoli - a loro volta figure secondarie o mere comparse dei capitolo altrui. Ciascuna sezione ripropone il periodo intercorso dalla scomparsa dei bimbi alla loro ricomparsa da un’angolazione diversa, a volte riproponendo gli stessi eventi, ma per lo più aggiungendo tasselli a un mosaico sconnesso.Cregger non sembra essere interessato a ricostruire precisamente quel mosaico. I capitoli non si susseguono fluidamente, sono più frammenti di diapositive temporalmente sconnesse; l’autore è più focalizzato a immortalare le reazioni dei cittadini in tableau vivant che compongono piccoli film di generi diversi, tra mystery e thriller, tra racconto psicologico e familiare, tra critica sociale e horror, tra fiaba nera e zombie movie. Una buona dose di jumpscare sembra ammassata apposta per soddisfare le esigenze dei produttori che hanno pagato (tantissimo) per l’horror dell’estate di Cregger e si sono ritrovati con una pellicola molto meno in sincronia con l’immaginario filmico del genere di quanto sperassero. Weapons non è quella roba lì', è una fiaba nera americana suburbana e il recipiente dei virtuosismi narrativi postmoderni dell’autore. Intendiamoci: non è che in Weapons manchino jumpscare e scene splatter - anzi Cregger indugia in incubi notturni, visioni, cervelli spappolati e smembramenti (in questo senso, il film dà il suo meglio quando qualcuno insegue qualcun altro per farlo fuori) ma se i fan dell'horror vogliono solo questo si troveranno con molto di più per le mani.Weapons torna a farsi puro film horror alla fine, quando l'azione si sposta nel luogo per eccellenza dei racconti gotici: la casa stregata. Nella versione di Cregger è l’antro magico, infernale e mefitico del bokor maligno del caso camuffato da anonima villetta suburbana, dove i segreti vengono svelati, il dolore e la disperazione esplodono e dal quale sboccia un epilogo surreale, ridicolo e grottesco. Personalmente lo troviamo fantastico, lo zenith di un film cinico, ilare e triste tanto quanto teso, spiazzante e strampalato e poi autoriale, inquietante, mercuriale e non incasellabile. Weapons mette Cregger accanto a Oz Perkins, Robert Eggers e Jordan Peele nella lista degli grandi nuovi autori americani dell’orrore.
Non accontentatevi del solito horror cinematografico americano dell'estate e andate (anzi, correte) a vedere Weapons
Il nuovo titolo del regista di Barbarian Zach Cregger, che firmerà anche il prossimo reboot di Resident Evil, è molto più di un film dell'orrore






