VENETO - Tutto in venti giorni: aperture, speranze, attacchi, chiusure. Il 5 giugno Fratelli d'Italia, tramite il suo responsabile dell'Organizzazione Giovanni Donzelli, dice che il terzo mandato per i governatori non è più tabù: «Non c'è una preclusione ideologica ad affrontare il tema se viene posto dalle Regioni». Il 25 giugno sempre Donzelli chiude il capitolo: «Se non c'è l'accordo tra Lega e Forza Italia, per il bene e l'unità della coalizione, non possiamo votare l'emendamento della Lega». In mezzo, in questi venti giorni, c'è stato di tutto: le bordate di Tajani, il no di Salvini a baratti con lo ius scholae, fino all'ultimo tentativo e cioè l'emendamento depositato all'ultimo minuto in commissione Affari costituzionali del Senato dal leghista veronese Paolo Tosato. Emendamento ammissibile, come ha chiarito il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI), e che forse già stamattina (26 giugno) verrà votato (ma fino a ieri pomeriggio si era parlato di un rinvio alla settimana prossima perché ancora si attendeva il parere della commissione Bilancio sull'intero ddl in discussione, quello sul numero dei consiglieri regionali). Tant'è, le parole di Donzelli hanno fatto calare il sipario sul terzo mandato. Forza Italia, del resto, è rimasta sempre granitica, contraria al terzo mandato dall'inizio alla fine: «È una questione di principio, abbiamo sempre detto che non avremmo votato», ha chiarito per l'ennesima volta il leader degli azzurri Antonio Tajani, puntualizzando che «il centrodestra non si fonda sul terzo mandato». Matteo Salvini, con poca passione, si è limitato a dire subito dopo che bisognava vedere il voto: «Voteranno in commissione, si voterà in commissione e ognuno voterà come crede».