Roma, 25 giu. (askanews) – L’ultimo atto, salvo sorprese, si consumerà domani mattina. Per l’ennesima volta in Senato sarà messo in votazione un emendamento della Lega che consente ai presidenti di Regione di candidarsi per un terzo mandato. In assenza del necessario parere della commissione Bilancio potrebbe esserci al massimo uno slittamento all’inizio della prossima settimana, ma ormai il destino della mossa tentata in extremis per consentire una candidatura di Luca Zaia in Veneto (ma anche di Vincenzo De Luca in Campania) sembra segnato.

Il mancato accordo all’interno della maggioranza – con il no di Forza Italia ripetuto ancora oggi da Antonio Tajani – rende infatti poco praticabile la strada di un’approvazione della norma rendendo ormai indispensabile a breve un incontro tra i leader della coalizione per decidere le candidature alle elezioni d’autunno.

Già al momento della presentazione dell’emendamento, in realtà, fonti leghiste lasciavano trasparire l’idea che si trattasse più che altro di un atto simbolico. Un segnale inviato sia al ‘doge’ per negare che nella realtà ci fosse un sostegno tiepido di Salvini alla sua ri-candidatura, sia per ‘stanare’ le vere intenzioni di Fratelli d’Italia e mettere alla prova la sincerità dell’apertura. Non è un caso, dunque, che tra i fedelissimi della presidente del Consiglio si sia pure seriamente ragionato sulla possibilità di votare a favore. Pallottoliere alla mano, l’esito sarebbe stato comunque di 12 a 10 per i no, ma fino all’ultimo si è cercato di capire se qualche assenza – o una flessibilità di Noi moderati, ufficialmente schierata contro – avrebbe potuto consentire un esito a sorpresa della votazione.