Non è passato l’emendamento della Lega sul terzo mandato dei governatori: in Commissione Affari Costituzionali al Senato la proposta ha ottenuto solo 5 voti a favore (oltre alla Lega anche Iv e il rappresentante delle Autonomie) e 15 contrari. Astenuti il presidente della Commissione Alberto Balboni (FdI) e il senatore di FdI Domenico Matera.

Manca l’intesa tra Lega e Forza Italia

Cala così il sipario sul terzo mandato. Prima del voto in Commissione, Fratelli d’Italia aveva fatto sapere che senza accordo tra Lega e Fi l’ennesimo emendamento leghista non avrebbe potuto avere il suo sì. Forza Italia è rimasta sempre granitica, contrari al terzo mandato dall’inizio alla fine: «È una questione di principio, abbiamo sempre detto che non avremmo votato», ave a ribadito Antonio Tajani, puntualizzando che «il centrodestra non si fonda sul terzo mandato». Matteo Salvini, con poca passione, si era limitato a dire subito dopo che bisognava vedere «il voto in commissione». Il voto ha poi respinto la proposta leghista.

Che cosa sarebbe accaduto con il sì al terzo mandato

Il via libera al terzo mandato avrebbe concesso un quinquennio in più ai governatori, e rimesso in pista in un colpo solo non solo Luca Zaia in Veneto ma anche Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia, per stare solo alle Regioni interessate dalla tornata elettorale d’autunno. Ora che il progetto è naufragato - vera apertura o bluff tattico che sia stato - resta intatto il nodo che il centrodestra, da mesi, non riesce a sciogliere. A chi spetterà la successione del “doge” Zaia? La Lega rivendica continuità, Fdi il peso elettorale, Forza Italia sta alla finestra. I partiti sul territorio ribollono, le tifoserie restano divise tra chi è convinto che alla fine la spunterà Matteo Salvini, con la candidatura del poco più che trentenne Alberto Stefani, che è già suo vice, deputato leghista e pure segretario della Liga veneta. Sempre che Giorgia Meloni decida di lasciare il Veneto ai leghisti (puntando, in quel caso, sulla Lombardia). L’ultimissima parola la dovranno mettere i leader. Quando, e se, si siederanno al tavolo.