Roma, 19 giu. (askanews) – La trattativa – e lo sostengono fonti dei tre diversi partiti di maggioranza – ci sarebbe stata sul serio. Ma i tentativi di trovare la quadra per sbloccare la possibilità di un terzo mandato per i governatori, addirittura da varare in tempo per far candidare Luca Zaia in Veneto in autunno, si sarebbe arenata un paio di giorni fa. Di certo, il susseguirsi delle dichiarazioni pubbliche di giornata sembra far calare il sipario sulle chance di sbloccare un’intesa su quello che rischia di essere un delicatissimo giro di boa per l’intero esecutivo: ovvero la scelta dei candidati per le prossime Regionali, con la Lega che non vuole perdere terreno nelle sue storiche roccaforti e Fratelli d’Italia che, da primo partito, ambisce a governare una delle grandi Regioni del Nord. Il tutto ben prima della scadenza di martedì, data in cui i salviniani avrebbero potuto presentare un emendamento al ddl sul numero dei consiglieri, ossia lo strumento parlamentare individuato per far ‘viaggiare’, appunto, l’eventuale accordo.

A far precipitare gli eventi è in realtà un’affermazione del capogruppo dei meloniani alla Camera che, di fatto, sbarra la strada a una ipotesi di riforma della cittadinanza. Ovvero, la proposta di legge che – secondo i rumors – Forza Italia avrebbe messo sul piatto della bilancia per ammorbidire il suo no al terzo mandato. “Non la condividiamo, non fa parte del programma, non riteniamo si possa andare avanti”, dice Galeazzo Bignami. Passa meno di un’ora ed è il presidente dei deputati azzurri, Paolo Barelli, a decretare la “fine della discussione” sull’extra time per i governatori, ricordando che non fa parte del programma di governo, a differenza dell’impegno a “favorire l’inclusione dei migranti regolari”. Un tema caro al partito di Antonio Tajani perché strizza l’occhio all’elettorato cattolico e risponde in parte a certe sollecitazioni arrivate dal mondo della Chiesa.