Chiedete ai leghisti e vi diranno: la Regione del Veneto resterà in capo al Carroccio. Chiedete ai Fratelli d’Italia e vi diranno: il terzo mandato è defunto e non certo per colpa di Giorgia Meloni e comunque senza Zaia la presidenza della Regione tocca a noi. Finito il tormentone sul terzo mandato, inizia dunque quello sul dopo Zaia. Ed è un tormentone che rischia di andare per le lunghe: il Veneto per il centrodestra è praticamente blindato, la coalizione è certa di vincere a prescindere e dunque ha poco senso riempire le cronache estive con ipotesi, suggestioni, cronache di trattative. I colonnelli meloniani sono sicuri: si arriverà all’ultimo miglio prima di conoscere il nome del successore di Luca Zaia. Ma, riferiscono autorevoli fonti di Fratelli d’Italia, prima dovrà essere trovata una quadra tra la premier Giorgia Meloni e il governatore in carica Luca Zaia e solo allora la partita potrà dirsi chiusa.
I meloniani sono convinti che un accordo tra i due si troverà e che Zaia non andrà alla guerra, ossia non armerà i suoi in una corsa solitaria in Regione. E dunque cosa farà? Candidato consigliere semplice in Regione in attesa di volare a Roma col prossimo governo o più facilmente candidato sindaco a Venezia la prossima primavera? A sentire i Fratelli quest’ultima ipotesi è data come più probabile. Anche perché così, in un gioco di equilibri, pesi e contrappesi, la Regione toccherebbe a Fratelli d’Italia. Nomi in ballo: il senatore veneziano Raffaele Speranzon (in pole position però anche per il Comune di Venezia), il coordinatore veneto Luca De Carlo e c’è chi azzarda la deputata padovana Elisabetta Gardini. «Comunque - racconta un colonnello di FdI - il nostro peso in Consiglio regionale del Veneto aumenterà: avevamo un eletto nel 2015, siamo passati a 5 nel 2020, adesso prevediamo di averne tra i 15 e i 20». Con o senza presidente? «Con».









