«Io penso a governare, ad occuparmi dei problemi dei veneti», taglia corto il presidente della Regione Luca Zaia. «Non ci perdo il sonno, non è un problema mio», dice all’indomani della bocciatura definitiva (così almeno pare) dell’ipotesi di modificare la legge ed eliminare il limite di due mandati per i governatori. «Non ho paturnie», aggiunge. Lo stop al terzo mandato è arrivato dopo i fuochi incrociati di Forza Italia, da sempre posizionata sul fronte del no: negli ultimi dieci giorni, per voce del suo segretario nazionale e ministro degli Esteri Antonio Tajani, era tornata all’attacco. Un muro eretto dopo l’apertura di FdI a una modifica delle norme che, negli obiettivi della Lega, avrebbe portato alla candidatura quater di Zaia.
«Non passo le mie giornate a fare telefonate», premette Zaia, che però un sassolino dalla scarpa ieri mattina, al Palazzo del Bo prima del convegno «La difesa nazionale e la pace, fra incertezze Ue ed egemonia Usa» organizzato dall’associazione PadovaLegge, se lo è voluto togliere. «Mi spiace solo che ci sia il rischio che qualcuno voglia togliere ai veneti la possibilità di scegliersi il governatore», dice. In contemporanea, da Trieste, si sbilancia in tal senso anche Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni che a maggio, a Palazzo Balbi, la sede cioè della giunta veneta, ha predisposto in documento per il governo, ribattezzato la «Carta di Venezia», in cui si sollecita una revisione delle regole. «Bisogna capire se uno crede che i cittadini possano scegliere o se ai cittadini deve essere impedito di scegliere — commenta Fedriga —. In questo secondo caso significa che non si reputano i cittadini in grado di fare la scelta giusta: non è un concetto democraticissimo».














