VENEZIA - È mezzogiorno e mezzo a Palazzo Balbi, dove Luca Zaia sta facendo il punto sulla Pedemontana, fra transiti e conti. Sono i giorni del confronto con le categorie economiche e le parti sociali sul bilancio «da lacrime e sangue» svelato dal Gazzettino, che a quel punto domanda: non è che anche per il 2026 servirà un’altra manovra Irap? Il presidente della Regione sorride amaramente: «Queste sono decisioni che non spettano a me, nel senso che se non si fa il terzo mandato...». In quegli stessi minuti, per la verità, la Lega si appresta a depositare in Senato l’annunciato, rinviato e riesumato emendamento che punta a modificare la legge statale e consentirgli la quarta ricandidatura. Ma probabilmente il governatore del Veneto fiuta già puzza di bruciato, visto che nella commissione Affari costituzionali si profila ormai l’asse trasversale tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e Partito Democratico per bocciare la proposta, durante la votazione inizialmente prevista in serata e successivamente slittata a domani mattina, su cui grava il vaticinio di Ignazio La Russa, numero uno di Palazzo Madama: «È più un tramonto che un'eclissi, ma staremo a vedere».
Era stato fissato per le 14 di ieri il termine per la presentazione delle iniziative emendative al disegno di legge in materia di consiglieri regionali, in corso di discussione in sede redigente, quindi con una riduzione dei tempi d’aula. Quasi a ridosso della scadenza, è arrivato il testo che porta in cima le firme dei veneti Paolo Tosato, Mara Bizzotto, Erika Stefani e del friulano Marco Dreosto. Di fatto si tratta di una fotocopia della proposta ripetutamente, e vanamente, avanzata alla Camera dal segretario lighista Alberto Stefani. Un solo articolo con tre commi, per chiedere di sostituire l'espressione «secondo mandato» con «terzo mandato» come limite per i presidenti, prevedendo che la norma venga applicata nelle Regioni a statuto ordinario «con riferimento ai mandati successivi all'adozione della prima legge regionale intervenuta in materia elettorale dopo l'entrata in vigore della legge n.165 del 2 luglio 2004», cioè nel caso del Veneto a partire dal 2015.













