Caricamento player

La guerra fra Iran e Israele, e in generale l’aumento delle violenze e dei combattimenti in tutto il Medio Oriente, sono strettamente legati a quello che accadde a un accordo sullo sviluppo del nucleare iraniano che venne firmato nel 2015 dopo un’enorme sforzo diplomatico, e poi di fatto smantellato da Donald Trump durante il suo primo mandato da presidente degli Stati Uniti.

In questi giorni si sta molto parlando dell’accordo del 2015 come di un bivio significativo: se gli Stati Uniti non lo avessero cancellato, forse, non sarebbe avvenuta una guerra aerea nella quale sono state uccise centinaia di persone, con il rischio di un ulteriore allargamento ad altri paesi. Non abbiamo argomenti per poterlo sostenere: sappiamo però che uscendo dall’accordo si sono realizzate esattamente le condizioni che i critici dell’accordo temevano di più.

Da dove arrivava l’accordo

Dopo anni di isolamento internazionale, nel 2013 in Iran venne eletto presidente Hassan Rouhani, uno dei leader politici più moderati mai espressi dal regime. L’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama colse l’occasione e spinse per avviare dei negoziati la cui base fosse questa: i paesi occidentali si sarebbero impegnati a ridurre le sanzioni economiche nei confronti dell’Iran in cambio di un monitoraggio indipendente del suo programma nucleare.