Che cos’hanno distrutto le quattordici bombe GBU-57 da 13 tonnellate e i trenta missili Tomahawk lanciati dai bombardieri B-2 Spirit e dai sottomarini americani?
È troppo presto per dire se Fordow, Natanz e Isfahan, i tre siti chiave del programma nucleare iraniano, siano stati «obliterati» come ha proclamato a caldo Donald Trump o «severamente danneggiati», come ha detto invece il Pentagono.
In compenso, è quasi certo che tra i danni collaterali si dovrà contare quel multilateralismo che il presidente americano non ha mai amato.
Fino al 21 giugno, Trump aveva oscillato tra il desiderio di non deludere la base Maga, isolazionista, e l’impulso di intervenire, per non sembrare irrilevante sulla scena internazionale (oppure, con altrettanta probabilità, per poter rivendicare un successo in politica estera).










