Caricamento player

Per quanto un attacco statunitense contro l’Iran fosse diventato da qualche giorno un’ipotesi concreta, i leader europei sono stati presi piuttosto alla sprovvista dai bombardamenti ai siti nucleari di domenica: Trump non aveva avvertito nessuno, e la posizione dell’Europa – che invita alla calma e al rispetto del diritto internazionale – appare quanto mai marginale e ininfluente. Lo stesso discorso vale per l’Italia, il cui governo, in questa situazione precaria e in continua evoluzione, ha cercato di mostrarsi attivo, ma lo ha fatto più che altro con dichiarazioni avventate e che non hanno minimamente cambiato il corso degli eventi.

Poche ore prima del bombardamento di Israele contro l’Iran, il 13 giugno, mentre i suoi omologhi europei si guardavano bene dal commentare, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva detto: «Un attacco militare contro l’Iran non mi pare che sia così imminente». Per rimediare, ha poi tentato di rassicurare i parlamentari dell’opposizione che lo incalzavano dicendo che poche ore dopo l’attacco aveva chiamato sia il ministro israeliano sia quello iraniano per rimbrottarli e dire loro: «Basta con le escalation». È avvenuto il contrario.