Mentre il centrosinistra sventola in Parlamento la carta del presunto spionaggio ordito dal governo tramite Paragon ai danni di alcuni giornalisti, su Raitre Report ipotizza manovre del generale Mario Mori per pilotare i lavori in commissione Antimafia. E lo fa, come al solito, a modo suo, tuona Forza Italia in un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio: con «intercettazioni irrilevanti sotto il profilo penale e coperte da segreto investigativo», con testimoni che raccontano di quando al liceo si erano imbattuti nei protagonisti delle trame nere di decenni dopo, o con anonimi investigatori che scodellano versioni atte a screditare la figura dell’ex comandante del Ros dei carabinieri. Nel programma condotto da Sigfrido Ranucci, Mori appare non come l’uomo che ha catturato boss quali Totò Riina, ma come una sorta di burattinaio della commissione Antimafia, oggi guidata dalla meloniana Chiara Colosimo, la quale ha avuto l’ardire di chiamare in audizione l’ex capo del Ros e il suo braccio destro Giuseppe De Donno per ascoltare la loro verità sulle stragi di Capaci e via D’Amelio.
Una verità che non piace alla sinistra né ai commissari grillini, in primis al senatore Roberto Scarpinato, (ex magistrato a Palermo e quindi toccato da un leggerissimo conflitto d’interessi), ad Avs e ai dem, per i quali Report ha sempre e comunque ragione e chi osa contraddire il verbo di Sigfrido vuole censurare il libero giornalismo d’inchiesta. In realtà, a proposito di censura, ci sarebbe da citare il cronista siciliano che i segugi di Ranucci hanno interpellato per avvalorare la “pista nera” per l’attentato di Capaci costato la vita al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. Che ci fosse il fondatore di Avanguardia nazionale, Stefano Delle Chiaie, nel luogo in cui è stato piazzato il tritolo non solo non è stato mai provato, ma c’è pure un decreto di archiviazione del gip di Caltanissetta. In compenso il cronista siciliano che lo ricordava così bene è finito coinvolto nel caso Montante.








