Nell’ambiente in cui Karl Raimund Popper cresce e si forma, la Vienna dell’inizio del Novecento, il livello di creatività intellettuale è straordinario. Popper nasce nel 1902 da una famiglia borghese e nel primo dopoguerra la sua curiosità e intraprendenza trovano spazio in diverse direzioni: si interessa di fisica, filosofia, psicologia e storia della musica, e si impegna in politica come militante comunista. Stando a quanto racconterà egli stesso molti anni dopo – nel primo capitolo di Congetture e confutazioni (1963) – è proprio in questo periodo, verso la fine del 1920, che prende forma per la prima volta la sua intuizione filosofica centrale, nel tentativo di far fronte a una vera e propria crisi intellettuale che lo coinvolge direttamente.

Per alcuni anni, infatti, Popper studia il marxismo novecentesco e la psicoanalisi di Freud e di Adler con lo stesso interesse che dedica agli sviluppi che Einstein sta realizzando in fisica con la sua nuova e rivoluzionaria teoria della gravità (la relatività generale). A un certo punto, però, rispetto alle prime due teorie comincia a sentirsi «sempre più insoddisfatto», trovandosi a «dubitare delle loro pretese di scientificità» – dubbio dal quale invece il lavoro di Einstein gli sembra rimanere al riparo. In effetti, l’analisi filosofica popperiana della scienza si può vedere come un tentativo di chiarire il senso di questi dubbi del giovane Popper.