Giorgio Parisi è un grande scienziato che onora la tradizione della fisica italiana, che nel Novecento ha espresso uomini del calibro di Fermi e Majorana, solo per fare due nomi. I suoi studi sono stati premiati nel 2021 con il Premio Nobel, il massimo riconoscimento per la fisica. Fa perciò un certo effetto la motivazione con la quale ha giustificato il suo no al prossimo referendum.

Certo, uno scienziato ha tutto il diritto di partecipare alla vita politica, quel che però non sempre è chiaro è che vi partecipa come ogni altro cittadino, cioè senza particolari privilegi nella conversazione democratica, per dirla con Michael Walzer. Le opinioni espresse in questo ambito sono perciò discutibili, a maggior ragione se sono francamente deboli. Parisi, che in carriera vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche, spaziando dalla teoria quantistica dei campi, alla meccanica statistica, fino all’ottimizzazione e reti neurali, per convincere delle sue buone ragioni ha posto retoricamente agli utenti di Instagram questa domanda: «Voi vorreste che i premi Nobel fossero scelti estraendoli a sorte tra tutti gli scienziati?».

Un noto magistrato, oggi fautore del sì, in altri tempi avrebbe ribattuto: «E che c’azzecca?». Noi, che amiamo darci un po’ di arie intellettuali, preferiamo parlare, con gli antichi latini, di ignoratio elenchi, ovvero della trasposizione di un argomento valido in un determinato settore in un altro che segue tutt’altre logiche. Chi può negare, infatti, che gli scienziati si distinguano fra loro per merito, talento, competenze acclarate, chiara fama? Chi si affiderebbe a uno scienziato pazzo o a un medico incapace? Il sorteggio non è certo una buona idea in questi casi.