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Un vero maestro: voleva trasformare l'università in una fucina di liberalismo
Era complicato parlare con Dario Antiseri. Parlava a raffica e si mangiava le parole. Ti sbalordiva con ragionamenti sofisticati, ma talmente vicini uno all'altro che alla fine dovevi rimettere in ordine i tuoi pensieri. Non ti lasciava fiato, così come lui non lo concedeva a se stesso. Grazie ad Antiseri esiste una generazione di liberali. Non di quelli che si definiscono liberali; no, non di quelli. Di quelli ce ne sono fin troppi, a sinistra come a destra. I liberali di Antiseri sono quelli che hanno letto Popper e lo hanno capito, non coloro che lo hanno usato solo per le sue posizioni sulla corruzione televisiva. I liberali di Antiseri sono quelli che comprendono come la grande conquista della laicità dell'Occidente sia merito del cristianesimo e che la società aperta e dei diritti semplicemente non ci sarebbe senza il messaggio cristiano. I liberali di Antiseri sanno che nella scienza come nella filosofia gli scontri tra idee non sono un dramma, ma un'opportunità. I liberali come Antiseri sono ancora convinti che il compito delle scienze sociali sia studiare le conseguenze inintenzionali delle azioni umane perfettamente intenzionali.






