La guerra tra Iran e Israele solleva interrogativi sulla reale influenza della Russia in Medio Oriente. Quando, nello scorso fine settimana, gli Stati Uniti si sono uniti a Israele nell'attaccare i siti nucleari iraniani, l'indignazione e la condanna sono arrivate subito da Mosca. L'ambasciatore russo presso le Nazioni Unite ha dichiarato che Washington stava aprendo un "vaso di Pandora", e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è precipitato al Cremlino per cercare il sostegno di Vladimir Putin. Nell'incontro avvenuto lunedì però il presidente russo ha offerto soltanto altre parole di condanna per gli attacchi, definendoli "un'aggressione non provocata" e "senza alcuna base o giustificazione". Una risposta piuttosto deludente per Teheran e che riflette la ridotta influenza della Russia nella regione, dove Mosca cerca di mantenere un delicato equilibrio diplomatico e di ottenere vantaggi a breve termine dal conflitto tra Iran e Israele, come l'aumento dei prezzi del petrolio a sostegno della sua economia in difficoltà, o il distogliere l'attenzione globale dalla guerra in Ucraina, che dura ormai da tre anni.