I soli due mezzi alleati rimasti all’Iran si sono sentiti ieri in una telefonata in cui, tra convenevoli di rito, hanno ribadito che ci può essere solo una soluzione al conflitto con Israele, quella diplomatica. Vladimir Putin e Xi Jinping insomma non prendono neanche lontanamente in considerazione di aiutare militarmente o armare Teheran, come gli Stati Uniti con Israele, ma vogliono spegnere l’incendio prima che le fiamme travolgano inesorabilmente gli interessi dei loro rispettivi Paesi. Durante la telefonata non sono mancate le frecciate all’America che in quanto «grande potenza» dovrebbe impegnarsi «a calmare la situazione non a fare il contrario» e le accuse a Israele che «sta violando la Carta delle Nazioni Unite e altre norme di diritto internazionale».

Putin insomma si offre come “mediatore”, dice che potrebbe contribuire a negoziare un accordo che permetta a Teheran di perseguire un programma nucleare pacifico placando nel contempo le preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza, ma come gli ha fatto notare Trump, per essere credibile dovrebbe prima trovare una mediazione con l’Ucraina. Per certi versi la guerra in Iran gli sta dando una grossa mano nella guerra di casa, perché ha distratto l’attenzione globale prima concentrata sulle sorti di Kiev e se dovesse esserci un’ulteriore escalation potrebbe anche distrarre armamenti americani che dall’Ucraina prenderebbero la strada per Israele. Per non parlare del petrolio ora a 78 dollari al barile, ben oltre la soglia dei 65 dollari che la Russia ha calcolato essere il minimo indispensabile per continuare a sostenere il conflitto sempre più oneroso. Più quel prezzo sale e più le speranze europee di un crollo economico russo diventano vane e la possibilità che si inverti la rotta della guerra in Ucraina, già bassissime, si annullano del tutto. Ragioni sufficienti per sacrificare gli ayatollah? Al di là dei famosi “proxy”, già spazzati via da Israele, la Russia risulta essere il principale alleato di Teheran grazie anche e soprattutto a un accordo di partenariato strategico firmato all'inizio di quest'anno da Putin stesso e dal presidente Masoud Pezeshkian. Certo non si tratta di un’alleanza di tipo militare, ma Mosca l’aveva salutata con grande soddisfazione.