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Il bombardamento su larga scala degli Stati Uniti contro tre importanti siti del programma nucleare iraniano, avvenuto nella notte fra sabato e domenica, arriva alla fine di dieci giorni di attacchi senza precedenti di Israele contro diversi siti del programma nucleare e missilistico iraniano – oltre che uccisioni mirate di scienziati e leader militari, e bombardamenti su strutture civili – e di bombardamenti di ritorsione sulle città israeliane da parte dell’Iran.

Già nei giorni scorsi eravamo in un territorio inesplorato, sul piano degli scenari possibili: dopo l’attacco di domenica mattina è ancora meno chiaro cosa potrà succedere nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Moltissimo dipenderà innanzitutto da cosa sceglierà di fare il regime islamista che governa l’Iran.

Nelle ore successive all’attacco, diversi leader iraniani hanno usato parole molto dure e minacciose sia contro gli Stati Uniti sia contro Israele. Le loro dichiarazioni però non sono un indicatore affidabile di cosa potrebbe succedere, dato che fin dall’inizio del regime, nel 1979, la retorica contro Israele e i paesi occidentali è sempre stata durissima. Meglio concentrarsi su qualche precedente concreto, seppure di scala diversa.