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Teheran si muove su una scacchiera complessa: non perdere la faccia ma, allo stesso tempo, non può permettersi una guerra totale che metta a rischio la sopravvivenza del regime
L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro i principali impianti nucleari iraniani – Fordow, Natanz e Isfahan – segna un punto di rottura nella lunga crisi mediorientale. L'amministrazione Trump si prepara a potenziali ritorsioni da parte dell'Iran e le prossime 48 ore saranno particolarmente preoccupanti.
Mentre Teheran cerca di minimizzare pubblicamente i danni subiti, ridimensionando l’impatto sugli impianti e negando rischi di contaminazione radiologica, è chiaro che la Repubblica Islamica sta ricalibrando la propria postura strategica. Chiedendo una condanna internazionale degli attacchi americani all'Iran, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi ha avvertito che "il silenzio farà precipitare il mondo in un livello di pericolo e caos senza precedenti".






