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22 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:01
Nei giorni in cui Gaza viene definita “un fronte secondario” a seguito dell’attacco israeliano all’Iran iniziato nella notte tra il 12 e il 13 giugno scorso, la cronaca quotidiana ci mostra che per quanto riguarda l’intensità dei bombardamenti e l’accanimento contro i palestinesi, “secondario” è solo un eufemismo. Le prime pagine dei giornali e i servizi di apertura dei tg sono dedicati all’ultima folle impresa di Netanyahu, distruggere l’arsenale atomico di Teheran per arrivare a un “regime change”, ma i social continuano a mostrarci l’orrore del genocidio di Gaza. Video, foto, semplici scritti di palestinesi che affidano a Instagram, Facebook o X quelli che spesso sono i loro ultimi pensieri prima di essere uccisi. “Ho ancora le mani per scrivere” (ed. Q), l’ultimo libro a cura di Aldo Nicosia nel sottotitolo – “Testimonianze dal genocidio di Gaza” – spiega la sua missione: raccogliere e diffondere 222 testi di scrittori, poeti, giornalisti e semplici cittadini, scritti dall’interno della Striscia in un periodo compreso tra l’ottobre del 2023 e il settembre 2024.
Con la stessa prospettiva con la quale il regista palestinese Rashid Masharawi ha prodotto l’insieme di cortometraggi “Gaza from Ground Zero”, Nicosia insieme ad altri 44 traduttori italiani e arabi, ha voluto diffondere queste testimonianze a distanza zero dalla Striscia “nella speranza di mantenere il ricordo di chi le ha scritte”, spesso perdendo la vita, per far arrivare fino a noi il loro grido di dolore, come gli oltre 200 giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano perché testimoni (in arabo testimone e martire hanno la stessa radice) del genocidio in corso. Un genocidio che a livello verbale fa ancora fatica a essere riconosciuto come tale benché non si tratti di un’opinione, ma di rispondenza a precisi criteri giuridici.






