13:4221 giugno 2025Ocse: Israele Paese che spende di più per la difesa rispetto al PilIsraele è il Paese Ocse che di gran lunga spende di più per la Difesa rispetto al Pil con il 6,1%, la Svezia ha il primato per l’Istruzione con il 7,2%, la Colombia per la Sanità con l’11,3%, la Finlandia per la Protezione sociale con il 25,7%, mentre l’Italia con il 4,3% è prima alla voce ‘Servizi abitativi e comunitari’. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto ‘Government at a Glance’ dell’Ocse, che passa ai raggi X anche la struttura della spesa pubblica dei 38 Paesi industrializzati. Nella Difesa – tema al centro dell’attualità – la spesa media Ocse è pari al 2,2% del Pil in base ai dati del 2023. Alle spalle di Israele si trovano la Lettonia con il 3,1% e gli Usa con il 3%. L’Italia è all’1,2%, la Germania all’1,1% e la Francia all’1,8%, tutti comunque al di sotto degli impegni previsti dagli accordi in vigore in sede Nato, destinati apparentemente ad aumentare nettamente in occasione del vertice della prossima settimana.A parte il Costa Rica che alla voce ‘Difesa’ segna 0,0%, seguito dall’Islanda (0,1%) e dal Lussemburgo (0,5%), i Paesi che meno spendono per armamenti e apparati militari sono l’Irlanda (0,2%), l’Austria (0,6%), il Portogallo (0,8%), la Spagna (0,9%) e la Svizzera (0,9%). Passando al capitolo ‘Istruzione’, la spesa pubblica media Ocse è pari al 4,9% del Pil e tra i Paesi principali, alle spalle della Svezia, si distinguono Belgio, Estonia e Finlandia con il 6,3%. L’Italia è sotto la media con il 3,9% così come la Germania con il 4,5%, mentre la Francia è al 5%.Nella Sanità la spesa pubblica media nei Paesi Ocse è pari all’8,4% del Pil e tra i big il primato va agli Usa con il 10,1%. L’Italia si ferma al 6,5%, mentre la Francia è all’8,9% e la Germania al 7,5%. La Svizzera è il fanalino di coda con il 2,2%, seguita dall’Ungheria con il 4%. Nella Protezione sociale, dietro alla Finlandia, è molto alta l’incidenza della spesa pubblica rispetto al Pil anche in Francia (23,4%) e Italia (21,1%), a fronte di una media Ocse del 13,4%. Gli Usa hanno in questo ambito il livello di spesa più contenuto con il 7,9%. Il 4,3% del Pil assegnato all’Italia per la spesa nel settore ‘Housing and Community Amenities’ (ampia categoria che comprende gli investimenti pubblici per lo sviluppo edilizio, l’approvvigionamento idrico, l’illuminazione stradale e anche parchi e giardini pubblici), spicca rispetto alla media Ocse che è dello 0,8% e vede rari Paesi sopra l’1%. La spesa pubblica totale in media nell’area Ocse è stata pari al 42,6% del Pil nel 2023, anno in cui l’Italia risulta terza tra gli aderenti all’Organizzazione con 54%, dietro a Francia (57%) e Finlandia, in netto aumento dal 48,4% del 2019, cioè pre-pandemia. Nel 2024 la spesa italiana era per altro scesa al 50,6%.La spesa pubblica pro-capite media Ocse nel 2023 risultava poi di 22.800 dollari a parità di potere d’acquisto. L’Italia è poco sopra i 27mila, in linea con la media dei Paesi Ocse-Ue. La spesa pro-capite più alta è del Lussemburgo con oltre 65mila dollari, davanti alla Norvegia con 63mila e sono su livelli molto superiori alla media anche altri Paesi nordici. Al fondo della graduatoria i Paesi centro-sud americani, con il Messico a 5.700 dollari. L’Italia è poi al secondo posto tra i Paesi Ocse per il deficit pubblico del 2023 pari al 7,2%, dietro agli Usa con il 7,6% e contro il 4,6% medio Ocse, ma il disavanzo è poi sceso al 3,4% nel 2024.Altro fronte notoriamente dolente è quello del debito pubblico che vede l’Italia al terzo posto con il 148,2% del Pil (debito lordo) nel 2023 (e al 148,4% nel 2024), dietro a Giappone (228%) e Grecia (180%) contro il 110% medio Ocse. La Penisola resta sul podio anche per il debito pubblico pro-capite con 85.821 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2023 dai 71.338 del 2019, saliti a quasi 87.800 dollari nel 2024. A fronte di una media Ocse di 72.400 dollari nel 2023, al top c’è il Giappone con quasi 114mila dollari. Seguono, al secondo posto, gli Usa con 99.700 dollari, già aumentati a 105.500 nel 2024 e in attesa dell’impatto del ‘ciclone’ Trump sui conti pubblici.Leggi anche: Difesa e basi Nato in Italia, cosa serve per poterle usare13:3521 giugno 2025Capo Idf: eliminazione Izadi un punto chiave della guerraIl capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha dichiarato che l’eliminazione di Saeed Izadi rappresenta “uno dei punti chiave della guerra”. Secondo le sue parole, Izadi - capo della divisione palestinese della Forza Quds del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica - è stato uno dei principali responsabili della pianificazione e dell’esecuzione del massacro del 7 ottobre, ed era considerato il motore dell’asse Iran-Hamas, oltre che un confidente stretto di Yahya Sinwar e Mohammed Deif. Zamir ha definito l’uccisione di Izadi “un enorme successo dell’intelligence militare e dell’Aeronautica israeliana”.Leggi anche: Israele-Iran, da Erbil al Libano: le basi italiane in allerta13:3321 giugno 2025Bombardieri B-2 Usa decollati da Missouri verso ovestDa due a quattro bombardieri B-2, in grado di trasportare bombe che Israele ritiene possano distruggere l’impianto nucleare fortificato iraniano di Fordow, sono decollati questa mattina dalla base aerea di Whiteman, nel Missouri, secondo i dati di volo visibili e le registrazioni delle comunicazioni del controllo del traffico aereo statunitense. Lo riportano i media israeliani.Gli aerei, accompagnati da quattro velivoli di rifornimento, si stanno dirigendo verso ovest, secondo i dati, verso la base navale di Guam, nell’Oceano Pacifico. Non è chiaro se sia previsto che proseguano verso la base di supporto navale di Diego Garcia, situata a circa 3.700 chilometri dall’Iran.Nell’ottobre dello scorso anno, un bombardiere B-2 era partito direttamente dagli Stati Uniti per un attacco in Yemen. Pochi mesi fa, gli Stati Uniti avevano trasferito circa sei bombardieri B-2 alla base di Diego Garcia con l’obiettivo di minacciare l’Iran e lo Yemen; tuttavia, gli aerei non hanno preso parte agli attacchi americani in Yemen.Leggi anche: Bunker buster, la bomba Usa che serve a Israele per distruggere i siti nucleari dell’Iran