Da Tulsi Gabbard ad Harvard, da Israele all’Europa: il presidente americano Donald Trump esterna toccando i temi più diversi. La responsabile dell’intelligence americana, Gabbard, è passata nello spazio di poco tempo dall’essere una pupilla Maga ad essere esclusa dal processo decisionale per l’eventuale intervento militare in Iran. «Sbaglia a dire che non ci sono prove che Teheran stava costruendo la bomba atomica» ha sostanzialmente detto il presidente. Restando sul fronte caldo mediorientale, Trump ha affermato che è «difficile dire a Israele di fermare gli attacchi» e non ha mancato di sottolineare la sua scarsa sintonia con l’Europa: «Improbabile che sia d’aiuto sull’Iran». Parlando con i giornalisti il presidente ha precisato: «Stiamo parlando con l’Iran, l’Iran non vuole parlare con l’Europa: è improbabile che gli europei possano essere d’aiuto nel porre fine alla guerra tra Iran e Israele». Su un coinvolgimento statunitense nel conflitto tra Israele e Iran, il capo della Casa Bianca ha ribadito che una decisione sarà presa entro due settimane.

Giudizi netti, quelli di Donald Trump, che a volte contrastano con la realtà, come quando ha affermato che «Russia e Ucraina stanno facendo progressi», a dispetto delle affermazioni odierne del presidente russo Vladimir Putin intervenuto al Forum economico di San Pietroburgo. E la guerra contro Kiev, che secondo le promesse elettorali sarebbe dovuta terminare in 48 ore, è ancora più che mai in corso.