Roma, 25 feb. (askanews) – Preferisce un accordo diplomatico, ma lascia aperte tutte le porte, compresa quella che porta a un attacco militare. In un lunghissimo discorso sullo Stato dell’Unione, in cui ha sostanzialmente tenuto fuori la sua politica estera, Donald Trump ha deciso di lanciare un messaggio sibillino a Teheran. “Non abbiamo sentito quelle parole segrete: ‘Non costruiremo mai un’arma nucleare'”, ha detto il presidente, andando dritto al cuore della questione in discussione in questi giorni a Ginevra. L’obiettivo di Washington insomma è chiaro e non è mai cambiato: gli Usa non consentiranno a quello che considerano il più grande sponsor mondiale del terrorismo di possedere un’arma nucleare. Tanto più che Teheran, secondo Trump, sta già sviluppando missili che possono minacciare l’Europa e le basi americane all’estero e sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati uniti d’America.

Prima del suo discorso sullo Stato dell’Unione, quando ha ordinato di radunare un’imponente forza militare in Medio Oriente, Trump ha fatto ben poco per spiegare al pubblico americano perché potrebbe guidare gli Stati Uniti verso la loro azione più aggressiva contro la Repubblica Islamica dalla rivoluzione del 1979. Ma nella notte italiana, ha indicato il sostegno di Teheran ai gruppi militanti, l’uccisione di manifestanti e i programmi missilistici e nucleari del Paese come minacce per la regione e gli Stati Uniti. “Il regime e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio”, ha spiegato il presidente, accusando l’Iran di avere riavviato il suo programma nucleare, di lavorare alla costruzione di missili che “presto” sarebbero stati in grado di raggiungere gli Stati Uniti e di essere responsabile degli attentati lungo le strade che hanno ucciso militari e civili statunitensi.