Donald Trump continua a restare alla finestra sull'Iran, riunendo nuovamente il Consiglio per la sicurezza nazionale (questa volta nello Studio Ovale, non nella Situation Room), nel giorno in cui la diplomazia del Vecchio Continente tenta l'ultima mediazione con Teheran, a Ginevra, e all'Onu va in scena il duello tra Israele e Iran.

Un'iniziativa, quella europea, coordinata con Washington.

Ma, nonostante ciò, il commander in chief subito mina lo sforzo degli alleati dopo il primo incontro in Svizzera. "L'Iran non vuole parlare con l'Europa, vogliono parlare con noi, l'Europa non sarà in grado di essere utile in questo", ha detto ai reporter dal New Jersey, dove avrà una cena Maga per tentare di spegnere la rivolta della sua base contro un possibile intervento in Iran. Il tycoon ha scartato anche l'ipotesi di chiedere a Israele di fermare gli attacchi aerei per continuare i negoziati: "molto difficile fare questa richiesta ora, è più difficile farlo quando qualcuno sta vincendo che non quando uno sta perdendo, ma siamo pronti, desiderosi e capaci, abbiamo parlato con gli iraniani e vedremo cosa succede". Quindi, smentendo la capa degli 007 Usa Tulsi Gabbard ("sbaglia"), ha avvisato che Teheran è a "settimane o mesi" dalla bomba atomica e che ha concesso agli iraniani due settimane come tempo "massimo" per decidere se negoziare o meno", anche se ha precisato che "l'ultima cosa da fare è mandare truppe di terra".