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Ultimo aggiornamento: 19:42

Nel corso delle analisi di venerdì, nel maxi incidente probatorio sul caso di Garlasco, sarebbe emersa anche una traccia sull’etichetta del brick di tè freddo, uno dei reperti della spazzatura. Traccia che ha creato il dubbio, non chiarito, che potesse essere un’impronta. A occhio nudo e attraverso un’apposita torcia, in sostanza, non sono stati rilevati contatti papillari su quei rifiuti, ma alla fine degli esami è stata evidenziata la necessità di fare più avanti accertamenti specifici, a cui, però, la difesa di Andrea Sempio ha annunciato che continuerà ad opporsi. Allo stato non è stato trovato sangue su nessuna delle tracce finora analizzate.

Già nell’udienza di maggio, davanti alla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, infatti, i legali del nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi dell’agosto 2007, avevano fatto presente che l’incidente probatorio, disposto dalla giudice su istanza dei pm, prevede analisi genetiche e non dattiloscopiche. Una questione sollevata anche ieri, verso la fine della lunga giornata nei laboratori della Polizia scientifica a Milano, dall’avvocata Angela Taccia, quando nel verbale si sarebbe voluto indicare la necessità di analisi con polveri specifiche per “esaltare” e individuare – dopo le ispezioni a vista negative – eventuali impronte sui reperti. La linea difensiva è quella dell’opposizione a questi accertamenti, perché semmai la Procura dovrà chiedere e ottenere un altro incidente probatorio dattiloscopico, con tanto di relativi confronti delle impronte semmai trovate.