Fin dall’apertura dal primo scatolone, spunta la sorpresa. Anche se poi potrebbe cambiare poco. L’incidente probatorio su alcuni reperti della villetta di via Pascoli dove fu uccisa 18 anni fa Chiara Poggi s’è trasformata subito in uno scontro di tecnicismi. Mentre passano le ore — alla fine saranno nove — dal quarto piano della questura di Milano, dove ci sono i laboratori della Scientifica, iniziano a filtrare le prime voci. «Non ci sono le para-adesive, le impronte sono su fogli di acetato». Per alcuni, sembra che sia diverso il supporto, non il risultato. Almeno per quel che serve agli accertamenti da svolgere. E cioé cercare eventuali tracce di Dna «intrappolati» nella parte «collosa» delle fascette usate per repertare le impronte. Anche se, per altri, il materiale avrebbe una minor capacità di conservazione e sarebbe in condizioni non ottimali.