Se fosse la sceneggiatura di un film sarebbe a metà tra un thriller e la commedia dell’assurdo, con gli spioni che finiscono spiati e i presunti cattivi che diventano vittime di un disegno ordito dalla politica: da chi nello specifico non è chiaro del tutto, o meglio si sa che le spiate risalgono al governo Conte, ci sono cinque procure che indagano e un verbale del Copasir che sta per essere desecretato. Per la sinistra, comunque, nel dubbio chiedere a Palazzo Chigi. Così tuonano le opposizioni, con Matteo Renzi che parla di «Watergate all’italiana», Bonelli e Fratoianni che gridano al complotto, e i grillini che insistono: gravissimo, è un attentato alla democrazia. Peccato che, ancora una volta, sbaglino indirizzo.
La vicenda è quella di Paragon solutions, società israeliana che produce il software di livello militare Graphite in grado di insinuarsi nei dispositivi mobili senza bisogno di interazione, cioè la vittima non deve cliccare nulla: si accorge di essere stata spiata solo dopo avere ricevuto un messaggino. Si chiama Graphite dal minerale grafite e replica ogni informazione acquisita sul cellulare infettato come fosse carta carbone. Il risultato è che nel telefono funziona come una microspia ambientale in grado di infiltrarsi nelle chat, nei messaggi criptati e perfino di installare la videocamera a insaputa del possessore. Finora era noto che tra gli spiati di Paragon ci fossero Luca Casarini e i vertici della Ong Mediterranea Saving Humans, e che a dare il via libera al dossier fosse stato l’allora premier Giuseppe Conte per questioni di immigrazione; ma nella lista figurano anche il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato e il suo collega di Napoli Ciro Pellegrino.









