Tre telefoni spiati, uno in uso al giornalista Francesco Cancellato.
Sono i tasselli di verità fissati nella consulenza disposta dalle Procure di Roma e Napoli - coordinate dalla Dnaa - che indagano sul caso Paragon, su una presunta attività di spionaggio che ha portato gli inquirenti ad effettuare - iniziativa inedita - l'accesso ai server dell'Aisi, i servizi di intelligence interna.
I risultati dell'attività tecnica irripetibile sono stati messi a disposizione degli inquirenti nel febbraio scorso. Si tratta delle verifiche svolte dagli specialisti della Polizia Postale e da docenti universitari, sui dispositivi telefonici di sette persone, parti lese nell'indagine: il fondatore di Dagospia Roberto D'Agostino e i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. L'accertamento ha riguardato anche i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari. Dalla consulenza sono emerse tracce di attività "riconducibile a un malware" esclusivamente "su tre dispositivi Android, riconducibili" agli attivisti Caccia e Casarini e al giornalista Cancellato. I consulenti hanno rilevato una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta, con riferimento al funzionamento del software Graphite prodotto dalla società Paragon.










