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19 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:05

Nell’ambito del procedimento sul caso Paragon, la società israeliana proprietaria del malware Graphite usato dai servizi segreti italiani per spiare gli attivisti della ong Mediterranea e inspiegabilmente installato anche nei cellulari di alcuni giornalisti, la procura di Roma ha disposto accertamenti tecnici irripetibili sui dispositivi telefonici in uso a sette persone, parti lese nell’indagine: il fondatore di Dagospia Roberto D’Agostino e l’influencer olandese Eva Vlaardingerbroek (tra i relatori del recente Remigration summit), e i giornalisti Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. Infine i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrara. Il conferimento dell’incarico avverrà lunedì. L’indagine, al momento contro ignoti, procede per accesso abusivo a sistema informatico e quanto previsto all’articolo 617 del codice penale per questo tipo di reati informatici, compresa l’installazioni abusiva di apparecchiature atte ad intercettare. L’attività tecnica, in base a quanto si apprende, è svolta in coordinamento con i pm della procura di Napoli che sulla vicenda hanno avviato un fascicolo. L’Ordine dei giornalisti e la Federazione Nazionale Stampa Italiana, costituitisi nel procedimento, potranno nominare loro consulenti per questi accertamenti.