Il primo a rompere il silenzio è stato Federico Zampaglione dei Tiromancino, con un post diventato virale sui cosiddetti “finti sold out” dei concerti italiani. In sintesi: all’artista in questione, verosimilmente la stella del momento, viene proposto dalla grande agenzia di turno di organizzare un evento, magari, in uno stadio; in un secondo momento, si scopre che i pochi biglietti venduti non bastano, che si è fatto il proverbiale passo più lungo della gamba, così per non annullare lo show vengono offerti ingressi in omaggio attraverso vari canali, dagli sponsor agli influencer.

Risultato? L’immagine è salva, coperta dal “sold out” di rito. Il colpo d’occhio sullo stadio pieno, anche. Ma il cantante in questione resta “prigioniero” dell’agenzia, a cui dovrà ripagare il buco di bilancio - gli investimenti sono sotto forma di anticipo - con date vendute ai promoter a prezzi scontati. Spesso significa suonare in piazza, gratis. Addio carriera. Ed è una dinamica che, in questi giorni, ha confermato Alex Britti: “Io stesso, in passato, ho detto “no” a un tour nei palasport. Sapevo che avrei avuto difficoltà a riempirli e che, nel caso, mi sarei fatto male. A volte bisogna sapersi tirare indietro”.