“Non ci si può fidare dell’immagine. Spesso quel che c’è dietro una fotografia è il suo esatto contrario”, riflette Venditti. Del resto, “siamo in un’epoca in cui ci nutriamo di cazzate, bugie, apparenze”. Allora come valutare, gli chiediamo a pochi minuti dallo start dal primo dei suoi tre concerti a Caracalla, quel frame-choc degli studenti che festeggiano l’ultimo giorno di scuola in un liceo romano alzando le braccia nel saluto romano? “Non le vedo, le ignoro. Le mani tese rivelano un contesto misero, e fossero pure dieci o cento restano irrilevanti, nella loro logica”.
Anche se questi ragazzi potrebbero essere tra i 500mila che quando suona la campanella intonano “Notte prima degli esami” nel rituale scaramantico che precede la maturità. Gli studenti che stamattina si sono ritrovati le tracce con Borsellino, Tomasi di Lampedusa, Pasolini, e che di quella vecchia canzone di Antonello faranno un feticcio, quando il clic della memoria farà da tonico alla nostalgia. “Ogni anno la mia canzone rinnova il suo significato, per tanti. I giovani, i loro genitori, i prof. Due milioni di persone”.
È il consolidato ripasso emozionale che il repertorio del cantautore romano concede a ogni live, il bignamino di storia patria che intreccia la rilegatura con un’educazione sentimentale analogica, testardamente in 3d. E il “Notte prima degli esami 40th anniversary tour 2025 edition”, anche se non fa più cifra tonda come 12 mesi fa (l’album “Cuore”, intelaiatura del set, era uscito nel 1984) è occasione per ributtare nella scaletta anche un pezzo che “mi fa ancora male cantare”.










