«Tutti quanti voglion fare jazz», recitava il testo di una celebre hit degli Aristogatti, recentemente riproposta dai Patagarri. I tempi, rispetto ad allora, sono sensibilmente cambiati: tutti quanti, tra quelli che fanno musica, voglion fare stadi e palazzetti, infrangere la barriera della venue grande, cavalcare la tigre del boom dei concerti che, dalla fine del lockdown a questa parte, ogni anno è un po’ più boom.
Annullamenti, riprogrammazioni, voucher
Sono giorni che leggiamo articoli secondo i quali, qui in Italia, sarebbe scoppiata la «bolla» dei concerti. In giro ci sono tour annullati, drastici spostamenti di venue e qualche sold out «drogato».
Bresh e Rkomi hanno annullato i loro tour estivi, uno per motivi organizzativi e l’altro per «scelte artistiche», Eiffel 65 e Benji & Fede hanno rinunciato al Forum di Assago, Tony Effe è stato dirottato dalla Fiera di Rho a Carroponte e persino il tour d’addio dei CCCP, che va avanti dall’estate scorsa, dal Circo Massimo ha dovuto ripiegare sulla Cavea dell’Auditorium di Roma. Da una capienza potenziale di 13mila a quota 3mila spettatori.
Mettici pure il caso Elodie, la storia dei voucher a 10 euro per riempire San Siro e « Maradona», vette impervie fino a questo momento mai frequentate dalla ex concorrente di Amici.











