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Il saggio di Giuliano Da Frè sfata miti e leggende del primo vero scontro tra corazzate in mare
Lissa per gli italiani, dopo il 20 luglio 1866, smette di essere un'isola. Per certi versi non è nemmeno il luogo di una battaglia navale, la prima battaglia della storia tra flotte corazzate in mare aperto (quella di Hampton Roads del 1862 era stata una scaramuccia tra due prototipi). Diventa il sinonimo di uno psicodramma politico militare. Per capire quanto abbia inciso nell'immaginario collettivo di una nazione giovane, e che voleva sentirsi erede delle grandi repubbliche marinare, non bastano i singoli istanti dello scontro. Quelli che si sono trasformati in quadri o in aneddoti. La Re d'Italia che combatte disperatamente sino a che non viene speronata, dopo che il timone è diventato inservibile. L'equipaggio della nostra corazzata che spara con le armi leggere verso la Ferdinand Max che dà macchine indietro dopo avere aperto uno squarcio di 15 metri quadrati sotto la linea di galleggiamento della nave italiana. La Novara in fiamme a causa del carbone ammassato in coperta, per tenere il passo della flotta, che continua a sparare mentre gli austriaci più volte l'accerchiano e poi il disperato tentativo di rimorchiarla interrotto dall'esplosione che l'affonderà. Il comandante della Drache austriaca decapitato dalla pioggia di proiettili italiani e il secondo che prende il suo posto...






